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SEGNI e RI-SEGNI |
| Introduzione | ||
| Evento a Cura | Artisti Partecipanti | Tema del Simposio |
| Memoria: Mario Calcagnile | Informazioni sulla Pietra Leccese | English |
| Presentation : Prof. Nando Marzo |
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Tema del Simposio: IL MITO LEUKOS
La mente umana da sempre ha avuto l’esigenza di creare delle fantasie collettive che interpretavano allegoricamente i più importanti elementi della vita.
L’impotenza umana nei confronti delle incontrollabili forze degli elementi della natura, i misteri della nascita e della morte, i comportamenti ed i sistemi relazionali tra le persone, le necessità primordiali della sopravvivenza, cibo ed acqua, i cicli e le stagioni, i sogni, la malattia, la guarigione. L’insieme di questi elementi, trasformato fantasticamente in racconti, è diventata l’espressione mitologica che rappresenta i valori, il percorso, la tradizione, le aspirazioni di un popolo, suggerendo chiare immagini della evoluzione e della indole di una società.
I greci furono i primi che produssero miti, tramandati oralmente e trasformati in immagini; essi crearono dèi ed eroi che, con i loro epici atti, ispiravano l’umanità verso azioni morali indirizzandola ad una vita virtuosa, che contribuì alla creazione delle fondamenta della civiltà occidentale.
La Puglia, ed in particolare il Salento, è uno degli approdi più vicini alla Grecia; questa terra è stata da sempre collegata da rotte marine che hanno permesso scambi e reciproci arricchimenti sia materiali che culturali
Sono diversi i racconti che si sono radicati nella nostra terra, ma tra essi due sono i più conosciuti. Il primo è legato all’arrivo di Diomede, eroe acheo che dopo la vittoriosa guerra di Troia, si rifugiò in Puglia con i suoi compagni e vi fondò diverse città; la leggenda racconta che trasformò i suoi compagni in uccelli (diomedee), esseri socievoli e miti con gli stessi greci ma feroci con tutti gli altri che avevano provenienze barbariche.
Il secondo è collegato alla leggenda che narra della viaggio di Iapige, figlio di Dedalo, che insieme ad un gruppo di Cretesi, sbarcò a Leuca. Dedalo era molto famoso nell’antica Grecia per essere molto abile nelle arti della statuaria; si dice di lui che terminate le sculture le legava perché tanto erano vive che si sarebbero messe a camminare e sarebbero scappate. Minasse, re di Creta lo aveva, per il suo talento, incaricato di progettare e realizzare il suo palazzo ed egli realizzò una reggia grande e lussuosa con tanti corridoi, in cui chi era estraneo o malintenzionato si smarriva all’interno.
Dedalo però facilitò anche la congiunzione tra Pasifae moglie di Minosse con Posidone che aveva preso sembianze di toro, costruendo una mucca di legno all’interno della quale aveva preso posto Pasifae; come è ben noto da questa unione era nato poi il Minotauro. Minosse si infuriò molto per questo contro Dedalo e diede ordine di catturarlo mettendo sotto controllo tutte le navi in modo che non potesse sfuggire. Dall’ingegno di Dedalo scaturì l’idea di costruire delle ali utilizzando penne e cera; ne costruì due paia per permettere anche a suo figlio Icaro di fuggire con lui.
La storia di Icaro è ben conosciuta, mentre si sa che Dedalo fuggì verso la Trinacria e, nella mutevolezza dei miti, sembra ovvio il fatto che, come sosta intermedia egli si sia fermato a Leuca, lasciandovi segni della sua sapienza e delle sue abilità. Tra l’altro sono molte le presenze di simboli dedalici nel Salento: scacchiere e labirinti sono individuabili in segni che si ritrovano in ogni epoca, a partire dalla "Grotta dei cervi" a Porto Badisco, nel IV sec. a.C.
Vi è poi l’altro racconto di Leucasia. Nelle vicinanze di Veretum, su un Promontorio (l’attuale S. Maria di Leuca), sorgeva il Tempio dedicato alla dea Minerva; dove si incontrano il mare Jonio e l’Adriatico, sugli scogli e nel mare dei dintorni, è ambientata una leggenda che risale al tempo dei Messapi. Là si era stabilita Leucasia, una sirena bianca e splendente che ammaliava i marinai di passaggio, cantando divinamente. Una volta, non essendo stata assecondata nei suoi desideri dal pastore Melisso, pietrificò sia lui che la sua amante trasformandoli nelle due punte di scogli che abbracciano questo estremo lembo di mare.
Da questo si può comprendere come Leuca, pur essendo un piccolo centro, per le sue presenze e la collocazione geografica ha stimolato artisti in ogni tempo; ancora oggi, quindi, noi vogliamo continuare questo cammino, che ipotizziamo fertile, con l’intenzione di lasciare una testimonianza dei nostri produttivi entusiasmi.
Santa Maria di Leuca, fine di Gennaio 2003 nel segno dell’acquario Mario Calcagnile
Bibliografia
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